Come preannunciato nello scorso numero, il 18 giugno è stato nuovamente presentato al pubblico il nostro libro Un eroe da conoscere – Don David Berrettini, medaglia d’oro al valor civile, scritto dal nostro direttore Valerio Anderlini. Questa volta, però, teatro della cerimonia l’altro versante appenninico, poiché il Centro Studi “Don Giuseppe Riganelli”, in collaborazione con l’Associazione nazionale partigiani di Fabriano e l’Amministrazione comunale di Fabriano, ha scelto proprio Marischio, dove don David fu parroco nel periodo della Guerra, per ricordare la sua figura ed il suo gesto. Una figura che, nonostante il monumento che oggi sorge a San Donato, luogo dell’efferato eccidio, e la lapide affissa sul sagrato della parrocchiale di Marischio, è oggi sbiadita. I pochi testimoni diretti della vicenda, infatti, hanno ormai un’età molto avanzata, spesso oltre i 90 anni, e molte delle circostanze nelle quali maturò il sacrificio di don David – già di per sé difficili da appurare – restano ancor oggi poco chiare o del tutto sconosciute.
Ecco perché l’incontro di Marischio, al di là dei risultati finali, è stato davvero importante per fare chiarezza sulla questione e per definire a che punto siano giunti gli studi e le ricostruzioni sulla vicenda. Oltre a Valerio Anderlini, che ha ricostruito, nel suo intervento, la figura di don David, la sua formazione e il suo rapporto, complesso e non facile, con i suoi parrocchiani di Marischio, hanno preso la parola Aldo Crialesi, che è il direttore del Centro studi “Don Riganelli” e Terenzio Baldoni, insegnante fabrianese, fra i più quotati storici locali. Crialesi ha ricostruito le circostanze per cui don David, che non era certo un eroe impavido, lo divenne con il suo gesto d’incredibile coraggio che solo la sua grande fede gli poté far compiere. Baldoni ha invece messo in dubbio le ricostruzioni finora effettuate e ha ipotizzato, con alcuni nuovi elementi, che l’atteggiamento accogliente di don David anche nei confronti degli sfollati, dei renitenti e dei partigiani avesse sicuramente messo in cattiva luce la sua figura nei confronti dei gerarchi fascisti della Rsi che, quindi, si accanirono su di lui con una ferocia inaudita: si pensi all’esecuzione notturna e alla cattiveria con cui i carnefici infierirono sul cadavere. Resta, per altro, molto da scoprire sul rapporto che don David ebbe non solo con i suoi parrocchiani ma anche con il clero fabrianese che, alla luce di alcuni documenti di pochi anni successivi, si dimostra anch’esso molto complesso e problematico.
E questo è il motivo che ha reso, in certi punti, molto vivace lo scambio di idee fra gli intervenuti alla cerimonia, fra i quali segnaliamo il vicepresidente della provincia di Perugia, il marischiano Giancarlo Sagramola, don Gino Pierosara, parroco di Marischio, Arcangelo Marcellini, presidente dell’Anpi Fabriano (che ha funto da moderatore), alcuni esponenti del movimento partigiano fabrianese, ormai vicini al secolo di vita, alcuni testimoni diretti e discendenti dei protagonisti della vicenda, nonché la famiglia di Orfeo Berrettini, nipote di don David.
Tutti, però, hanno convenuto su un fatto, che rimane incontrovertibile: il sacrificio di don Berrettini, che si offrì volontariamente e coscientemente (“Vado al Calvario!”) per salvare 23 suoi parrocchiani catturati dai nazisti è stato un gesto altamente eroico, che è dovere morale di tutti tramandare alla memoria dei posteri. Ed è questo il motivo per cui, dopo la cerimonia, tutti i presenti si sono recati sul luogo dell’eccidio, dove una croce di cemento – oggi molto malridotta e quasi caduta – ricorda che lì don David si offrì in sacrificio per salvare molti suoi parrocchiani. E qui, i parrocchiani di Marischio, si sono presi l’impegno di restaurare, raddrizzare e curare quel monumento che ricorda un atto eroico oggi sconosciuto ancora per molti.
(tratto dal settimanale La Voce)