Le terre collettive, un patrimonio immenso da conservare e tutelare

di Valerio Anderlini –

Dopo l’apertura dei lavori con il saluto agli intervenuti da parte di Sauro Vitali per conto degli or­ganizzatori, è seguita la presen­tazione del concorso per le scuo­le e modalità di partecipazione sul tema “Ama e difendi in tuo territorio” che si concluderà in primavera, alla rappresentanza delle scolaresche intervenute da parte della Prof.ssa Valeria Anastasi; è seguita l’esibizio­ne del gruppo folkloristico “Le vecchie tradizioni” con canti e brani di musica popolare, quindi il prof. Pietro Nervi, Docente di Economia e Politica Montana e Forestale presso l’Università di Trento e Presidente del Centro Studi e Documentazione sui De­mani civici e le Proprietà collet­tive, ha incontrato i ragazzi delle scuole presenti, intrattenendoli con appropriato linguaggio sulla l’importanza degli argomenti in discussione. È seguito quindi il seminario di studio sul tema “Il risveglio per una maggiore at­tenzione del patrimonio” con lettura della lettera autografa del Presidente della Corte Co­stituzionale, Prof. Paolo Grossi rammaricato di non poter inter­venire alla “opportuna e merito­ria iniziativa”, per sopravvenuti impegni istituzionali.

Il Seminario

Il Prof. Andrea Maiarelli, Do­cente di Latino Medievale, Pa­leografia e Diplomatica presso l’Istituto Teologico di Assisi ha illustrato la “Origine e sviluppo del cosiddetto abutinato lungo il confine montano fra Gualdo Tadino e Nocera Umbra”, in relazione alle origini ed all’inse­diamento delle comunità presen­ti sul territorio, con riferimento alle iniziative in difesa del Rio Fergia, concetti estensibili per analogia alla tutela dei diritti di tutte le popolazioni insedia­te nella dorsale appenninica in tempi in cui non c’erano i confini attuali ed il territorio era definito terra che non appartiene a nes­suno una waifa (da cui l’odierna Gaifana) in cui poi sorse Gualdo vocabolo anch’esso derivato dal termine germanico wald.(bosco di appartenenza comunitaria).

Il Dr Sandro Ciani, Responsa­bile degli Usi civici della Regio­ne, ha sviluppato il tema “Cono­scere il territorio per conoscere se stessi”, non nascondendo il rammarico con cui ha assistito ad iniziative della politica, in sede locale e regionale, assunte in aperto dispregio e a volte con atteggiamenti di sufficienza ver­so le norme del diritto comuni­tario, che hanno portato al con­tenzioso sfociato dopo cinque anni nel riconoscimento e nella ricostituzione della Comunanza dell’Appennino con i suoi dirit­ti e le sue peculiarità garantite dall’ordinamento giuridico, che vede la Comunanza ancora im­pegnata in un tortuoso cammino prima di essere nella pienezza le sue prerogative.

La Dr.ssa Nadia Monacelli, Presidente della Comunanza Appennino Gualdese ha svi­luppato il tema “L’azione della Comunanza Appennino Gualde­se a tutela e conservazione del patrimonio collettivo” prenden­do spunto dai cambiamenti degli ultimi 40 anni, con maturazione del concetto di un nuovo modo di possedere le terre di colletti­vo godimento, (terreni pascoli­vi e boschivi, agricoli di cui la collettività detiene in possesso per godimento ed utilità pubbli­ca – paesaggio, spazi ricreativi, servizi ambientali). In questo contesto si pone l’esigenza di recuperare il concetto che trova fondamento nella legge Galasso del 1985 per cui la Terra di col­lettivo godimento è il bene più prezioso, non in funzione del suo valore di scambio, riduttivo e funzionale, ma in forza del suo significato di ambiente a vantag­gio di tutti in un nuovo rapporto uomo / terra non più riducibile all’emungimento di ricchezza da asportare o commercializzare, ma di conservazione per le futu­re generazioni. Nel merito della controversia fra il Comune e la Comunanza ha ribadito che sulle “Terre appartenenti al Dominio Collettivo il Comune non ha la rappresentanza degli Utenti, né la titolarità dominicale collettiva dei fondi, né la gestione. Tutti questi poteri e diritti apparten­gono alla Comunanza Appenni­no Gualdese”, come sancito dal­la sentenza del Commissariato agli usi civici: il principio base è che titolare di tutte le risorse del Demanio Collettivo, come l’acqua è la collettività titolare del possesso, principio rivolu­zionario rispetto alle sole forme di proprietà privata e demanio Pubblico. Ed ha concluso che la Cultura della proprietà collettiva va diffusa: conoscerne la Natu­ra giuridica è fondamentale per la difesa di un bene essenziale per tutti, un ritrovato tesoro per i gualdesi.

Il prof. Walter Giulietti, Do­cente di Diritto Amministrativo presso l’Università de L’Aquila intervenendo sul tema “Usi ci­vici, Comunità, Territorio” ha ribadito i concetti esposti dalla Monacelli apportando utili au­torevoli contributi per il supera­mento delle difficoltà esposte.

Prof. Pietro Nervi, a conclusio­ne del seminario, ha ribadito il concetto della tridimensionalità del diritto di uso civico sul ter­ritorio compiacendosi infine per l’attenzione e la compostezza con cui i componenti delle sco­laresche intervenute hanno se­guito i lavori del seminario.

Presenti e assenti

A conclusione dell’iniziativa s’impone un bilancio: sessanta le persone di varia provenienza e intervenute a vario titolo si sono registrate presso la segreteria, numero al quale mal si adatta la sede della Mediateca in genere utilizzata a scopi convegnistici; sono stati presenti inoltr alunni di cinque scolaresche interessate a partecipare al concorso bandi­to e che hanno seguito con inte­resse le esposizioni dei relatori per cui i semi gettati in prospetti­va potranno portare i loro frutti. Mancavano i politici, i reggitori della cosa pubblica impegolati in complesse vicende, dalle qua­li non riescono a districarsi, e per le quali lamentano di essere all’attenzione della Magistratura civile, penale e contabile (cave, concessioni, discariche, disastri ambientali) e mancava la squa­dra dei condizionati a vario ti­tolo dalle direttive e le lusinghe del potere che, anziché confron­tarsi con chi poteva dare utili suggerimenti, ha preferito darsi alla fuga: non meraviglia quindi che, in una città che gioca il suo avvenire in una corsa di asini, i reggitori della cosa pubblica, abbiano prestato più attenzione a come coprire lo scandalo di un “somaro dopato” che ad una manifestazione culturale.

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